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CINEMA E TEATRO
9 - 14 febbraio 2010
MANGIATENE TUTTI
il fallimento come materia e le relazioni come percorso
condotto da Pino Carbone
Il fallimento come materia, che in se contiene non solo un’accezione negativa, ma anche l’idea che proprio sul concetto di fallimento si possa lavorare e costruire. Quasi come se il fallimento fosse materiale di scarto da riciclare e da utilizzare per costruire, sulla scena, dinamiche, azioni, parole. Il fallimento come questione, come “incapacità” di ripulirsi dei condizionamenti. Tendere all’essenziale ma non riuscire a scrollarsi di dosso le esperienze personali e quotidiane, non riuscire a diventare neutri. Scegliere il fallimento (esperienze) e con esso arricchire il lavoro. È questa la strada e la dinamica scelta per arrivare allo spettacolo “Mangiatene tutti”, che racconta o comunque affronta una città (Napoli) e una generazione che proprio sul fallimento hanno e forse stanno ancora costruendo.
Ma è necessaria una trasformazione: tutto deve diventare poesia, movimento, testo, emozione espressa con un gesto, lo spazio circoscritto, la ripetizione. Questo almeno il compito dei partecipanti e lo sforzo che scegliamo di compiere, avendo scelto il teatro come strumento.
Il teatro come strumento e come linguaggio. Partire dal fuori, per arrivare a un dentro. Non un processo, quindi, ma un percorso. La relazione dentro-fuori, dove il fuori è il reale, la strada che si percorre per arrivare a teatro, il tempo, gli incontri, gli stress, un cane che rovista nell’immondizia, le voci di sconosciuti, la materia grezza, quindi. Quella che dovremmo considerare distrazione, scarto. Mentre il dentro è lo spazio dove la materia la si può trasformare, analizzare, utilizzare. Un laboratorio, appunto. Ma proprio quel materiale, sarà capace di emozionare, perché verrà riconosciuto come teatro. Un dentro e un fuori che necessitano di un centro: il lavoro dell’attore.
Scelto un contesto, bisogna stringere il cerchio. Costruire un personaggio, una partitura fisica ed emotiva, attraverso le relazioni: con gli altri attori in scena, con lo spazio, con il suono, con se stessi, la propria voce e il proprio corpo, il tempo, la parola. Arrivare al personaggio partendo dalla persona, che in quanto unica e irripetibile, renderà unico e irripetibile il lavoro.
Un lavoro sull’emotività dell’attore in scena, vale a dire un percorso strutturato che darà all’attore la possibilità di individuare prima e ricostruire e utilizzare poi, diversi stati emotivi. La verità delle emozioni. La possibilità di ricreare, fisicamente, le condizioni che inevitabilmente richiameranno quelle emozioni, e la capacità dell’attore di gestirle ed utilizzarle. Costruire e poi azzerare. Portare nel lavoro le esperienze, quelle che chiameremo materia, riempire lo spazio di essa, trasformarla attraverso il lavoro e quindi riassorbirla. Questa la dinamica e il percorso, al termine del quale l’attore resterà solo in uno spazio vuoto. Una sensazione di fallimento, che solo a teatro può assumere i toni di un risultato. Un obbiettivo raggiunto. Se stessi, il lavoro dell’attore, la poesia come spazio abitabile e come linguaggio.
Un tavolo di lavoro comune, un campo d’azione dentro il quale operare, l’inizio di un percorso che sia lo stesso per tutti i partecipanti, saranno i vangeli. I vangeli come insieme di “personaggi” da “utilizzare”, di parole da dire, relazioni da ricostruire. Un racconto semplice, quasi elementare, dove anche qui il fallimento è forse uno dei più grandi o importanti risultati della storia: colui che annunciava un messaggio di amore, di libertà e di vita, finirà con l’arresto, il tradimento, la passione, la sofferenza, il dolore fisico, la croce e la morte. Ma è proprio questo il disegno che si concretizza. L’atto che si compie e ancora una volta diventa teatro.
Numero di partecipanti massimo 15 persone, tra attori e attrici
Ai partecipanti è richiesto:
1) un abbigliamento comodo (tuta), il più possibile scuro e che non abbia scritte o decorazioni evidenti. Cioè il più possibile neutri
2) memorizzare un breve passo, a scelta, dai vangeli e un breve testo nel proprio dialetto di origine
3) gli uomini devono avere una camicia e una giacca elegante (di qualsiasi colore) – le donne una camicia (da uomo) e una gonna, il più possibile lunga e larga (di qualsiasi colore)
Orario laboratorio 10:00-16:30
Costo di partecipazione 120 €
Per partecipare al laboratorio inviare curriculum e foto all'indirizzo mail laboratori@nuovoteatronuovo.it